L’IDENTITÀ: CHE COSA È?
“Ogni persona, senza eccezione, è dotata di un’identità composita;
basterebbe che si ponesse alcune domande per scovare fratture dimenticate,
ramificazioni insospettate, e per scoprirsi complessa, unica, insostituibile.”
PRESENTAZIONE DI AMIN MAALOUF E ALCUNE DOMANDE
Conoscete Amin Maalouf, lo scrittore libano-francese che nel 2010 ha
ricevuto il Premio Principe delle Asturie? È l’autore di romanzi come Leone
l’Africano (1986) e di saggi come Identità assassine (1998). Sapete
perché questo autore scrive sull’identità? Scopriamo insieme la sua biografia
per capire meglio le sue riflessioni.
Amin Maalouf è nato a Beirut nel 1949. I suoi genitori erano
intellettuali libanesi. Il padre rinunciò al protestantesimo per entrare nella
Chiesa maronita (una Chiesa cattolica di tradizione orientale), sposando sua
madre, che proveniva da una famiglia francofona maronita originaria di
Istanbul, in Turchia. Maalouf trascorre i primi anni della sua infanzia in
Egitto, patria d’adozione del nonno materno. Poi, a Beirut frequenta una scuola
di gesuiti. Le sue prime letture sono in arabo, ma i suoi primi testi vengono
scritti in francese.
Dopo lo scoppio della guerra civile libanese nel 1975, Maalouf decide di
trasferirsi in Francia con sua moglie e i loro tre figli. Da allora vivono lì,
dove inizia a pubblicare le sue opere e ottiene grande successo.
Fermiamoci un attimo per osservare l’incredibile ricchezza delle sue
origini: la sua lingua madre è l’arabo, ma studia e scrive in francese; è
cristiano in un contesto prevalentemente musulmano; le sue radici si trovano
tra Libano, Egitto e Turchia. Sorprende, allora, che racconti storie di nomadi?
O che dica di sentirsi sempre un po’ straniero: cristiano nel mondo arabo,
arabo in Occidente? Non sorprende nemmeno che si chieda non solo che cosa sia
l’identità, ma anche perché gli uomini arrivino a uccidersi per difenderla.
CHE COSA È L’IDENTITÀ?
La parola “identità” si riferisce all’idea di essere “identici”, uguali. Si
appartiene a un gruppo e se ne riconoscono i valori per sentirsi protetti e per
sopravvivere. Tuttavia, questa idea si contrappone spesso a ciò che è
“diverso”. Si tende a vedere il diverso come un nemico, come qualcosa che
minaccia l’esistenza del gruppo.
Purtroppo, la diversità non viene percepita come una ricchezza, ma come un
attacco alle proprie radici e ai propri valori. Qui risiede l’origine di molte
guerre della storia, passate e presenti: cristiani contro cristiani (cattolici
contro protestanti), cristiani contro musulmani, bianchi contro neri
(razzismo), uomini contro donne (manosphere)…
CHI PARLA DI IDENTITÀ E PER QUALE RAGIONE?
Il tema dell’identità viene spesso utilizzato dai politici per opporsi alla
diversità, per svalutarla o addirittura per eliminarla. Per questo motivo se ne
parla tanto: non per migliorare la vita dei cittadini, ma per rifiutare ciò che
è diverso.
Prendiamo l’esempio della Spagna: quali sono le caratteristiche di uno
“spagnolo”? Deve parlare spagnolo? Essere cattolico? Gli devono piacere la
corrida, il calcio e il prosciutto?
E se una persona ha il catalano come lingua madre, è atea, non ama la
tauromachia, è vegana e preferisce il tennis al calcio? Non è più
spagnola?
IDENTITÀ VS UNICITÀ
Credo che tutti noi siamo “identici” in un senso fondamentale: siamo esseri
umani. Tuttavia, siamo anche profondamente diversi, non solo per la lingua o la
religione, ma per le nostre esperienze, i nostri incontri, il nostro lavoro, i
nostri gusti, i nostri sogni e le nostre paure.
Questa unicità è un tesoro che dobbiamo coltivare e condividere, non
distruggere. Anche la biologia ci insegna che la diversità è una forza: più gli
individui sono diversi tra loro, più le nuove generazioni saranno forti e
resilienti.
Per questo motivo, la nostra sopravvivenza dipende dalla diversità. Ma
possiamo andare oltre: la diversità non è solo una condizione per sopravvivere,
è anche una possibilità per vivere meglio. Accettare identità multiple e
complesse ci permette di dialogare, di imparare dagli altri e di costruire
società più giuste e aperte.
In un mondo sempre più globale, forse la vera sfida non è difendere
un’identità rigida, ma imparare a convivere con identità molteplici, senza
paura.
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